La storia della mia amica ha avuto un brutto epilogo.
Ha lasciato il suo fidanzato, che pensava davvero fosse l'amore della sua vita, perchè lui le ha fatto capire, neanche tanto velatamente, che la storia gli stava bene unicamente come prima, con amore ed impegno, ma senza progetti certi e definitivi.
Vorrebbe non perderla, ma non fa nessun piano per loro. Dice che ha già sbagliato nel promettere cose che si è dovuto rimangiare.
La mia amica sa che sono tutte scuse, è scioccata perchè da lui non se l'aspettava. Credeva che, dopo il voltafaccia subito, lui avrebbe fatto carte false per rimediare, per riacquistare la sua stima e la sua fiducia, magari dicendole qualcosa come "ho bisogno di più tempo, ma se non l'estate prossima, tra un anno, un anno e mezzo, convivremo e questa volta non mi tiro indietro. Fidati di me".
Ma lui al massimo dice di voler prendere casa al suo paese, dove abitano anche i suoi, a qualche km da dove abita lei.
Tra l'altro, lei non trova giusto che lui continui a frequentare da quasi-convivente la sua casa senza alcun impegno come faceva fino a qualche giorno fa, anche nel rispetto dei figli che non hanno gradito il brusco cambiamento di programma.
L'alternativa di vita che lui al momento le offre è un'ora di conversazione in macchina dalle 22 alle 23. E così vorrebbe continuare senza fare previsioni.
Lui dice che la ama, che non vorrebbe chiudere. Non cede su nulla, sa solo pronunciare dei "non posso" e dei "non riesco". Continua ad essere presente nel volerla supportare ad esempio durante un esame molto invasivo al quale la mia amica si è sottoposta.
Ma lei non sa cosa farsene di lui come amico.
Urge parere/consiglio:
una mia amica ha una relazione da 4 anni con un suo coetaneo di 35 anni.
Lui sembrerebbe l'uomo ideale: sempre presente, attento, le evita ogni fatica e sforzo, la aiuta economicamente nelle piccole cose, ha amore per i figli di lei (nati dal matrimonio naufragato) e per la casa di lei.
Il neo? Lui, nonostante sia economicamente benestante e non sia un ragazzino, non se la sente ancora di convivere con lei nonostante si professi, e per la verità dimostri, di essere innamorato.
Dice di avere troppe paure, che la sitauzione di lei è particolare perchè i figli sono grandicelli e, nonostante siano diventati grandi amici, la convivenza potrebbe rivelarsi drammatica. Sta di fatto che lui nella casa di lei ci convive nel senso che, dal momento in cui finisce di lavorare fino a mezzanotte circa, mangia e bivacca lì. Poi torna a casa sua per dormire.
Ma qui viene il bello: casa sua è casa dei suoi. Cioè lui, soldi in tasca e macchina da 40mila euro sotto il culo, 35 anni, vive ancora coi suoi che non gli hanno mai detto "vola" e che lo tengono a mangiare e dormire a gratis in casa, occupando ancora la cameretta di quando era ragazzo. Peluches inclusi, pare.
Un mese fa, a seguito della mobilità della mia amica e della risoluzione del contratto d'affitto della casa di lei, decidono finalmente di parlare di convivenza e lo dicono ai ragazzi i quali, pur con i loro timori, mostrano di apprezzare il passo soprattutto perchè il compagno della mamma a loro piace molto.
Vanno a vedere una casa tutti insieme, ma non è di loro gradimento. Fissano allora la convivenza all'estate prossima per avere più tempo per guardare altre case e non mettersi premura.
Due sere fa lui dice "perchè tanta fretta?" e si rimangia i progetti fatti. Per lui l'estate prossima, dopo 4 anni di fidanzamento, vuol dire avere fretta. Cambia tutte le carte in tavola e dice che non si sente pronto e che, pur volendo anche lui la stessa cosa che vuole lei, non sa fare previsioni e non vuole pressioni nè stabilire scadenze.
La mia amica viene anche a sapere dei discorsi avvenuti tra lui ed i suoi (di lui) genitori e capisce che l'hanno invitato a riflettere sul passo che sta per compiere. Naturalmente lei sa bene che la colpa del voltafaccia è solo da imputare a lui perchè la testa per decidere è la sua e lo lascia dopo una tremenda scenata durante la quale sfoga tutta la sua rabbia verso il compagno e verso il modo morboso in cui i suoi genitori vogliono ancora tenerlo legato.
Lui sostiene di non voler chiudere la storia ma che, se posto davanti ad un aut aut per la convivenza, non volendo impegnarsi perchè "non se la sente", accetta la decisione di lei.
Tre domande:
- Cosa ne pensate di lui tenendo conto che per il resto era una persona, come ho già detto, che tutte invidiavamo?
- Ha fatto bene lei a lasciarlo? O, come sostiene lui, la pressione è stata eccessiva?
- Lei dice che si sente quasi accusata di voler approfittare dei soldi di lui tramite una convivenza ma si chiede: nella difficoltà chi si ama (e può farlo) non si aiuta?